Quella mattina, sulla panchina vicino al roseto, si incontrarono. Erano due mani molto diverse. La mano destra era ruvida, con le nocche segnate dal tempo e le cicatrici di tante battaglie. La mano sinistra era liscia, con la pelle morbida, le dita sottili e nessuna storia da raccontare.
Improvvisamente, la mano liscia si sentì spaventata dal rumore della pioggia e tremò finché non sentì la stretta solida e sicura dell'altra. In quel momento, il tremore cessò. La mano ruvida, senza esitazione, si protese e la avvolse. Non ci furono parole, perché in quel momento non ce n'era bisogno. La mano nodosa trasmetteva protezione, sostegno e calore; l'altra mano, quella del cuore, offriva amore, speranza e tenerezza.
Intrecciarono le dita, formando un ponte indistruttibile. Si tenevano strette, non per imprigionarsi, ma per trovare l'equilibrio. Quando una si stancava, l'altra ne sopportava il peso; quando una si allontanava, l'altra la riportava indietro.
Alla fine della giornata, capirono che, sebbene diverse, insieme erano il rifugio perfetto. Capirono che sostenersi a vicenda non era un peso, ma il più sincero atto di compagnia.
Ignorando il vento freddo, le due mani si strinsero ancora più forte, come per dire: "Io ci sono, non sei sola". E in quel piccolo spazio tra le dita unite, il resto del mondo semplicemente smise di esistere.
Questo racconto, sebbene inventato, riassume l'essenza pura delle relazioni interpersonali sane. Essere in compagnia non significa semplicemente trovarsi nello stesso posto con qualcun altro, ma costruire una catena di supporto basata sulla collaborazione e sulla reciprocità.
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Sostenersi a vicenda è il più sincero atto di compagnia
Scritto e pubblicato da Gennaro Langella Addì febbraio 18, 2026 0
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