Un giorno, un corvo nero come il carbone riuscì a rubare una gustosa bistecca di carne a un pastore che si era fermato nei campi per preparare il proprio pasto.
Non appena afferrò la deliziosa leccornia, il "ladro" volò velocemente verso l'albero più sicuro e si posò su uno dei suoi rami, fiero della refurtiva che portava nel becco.
Una volpe che passava di là vide tutta la scena e iniziò a leccarsi i baffi, pensando a quanto dovesse essere deliziosa quella fetta di carne. Determinato a mettere nella sua pancia quella "braciola", escogitò un piano astuto per rubarla al grosso pennuto. Senza farsene accorgere, si avvicinò alla base dell'albero e iniziò a dire le cose più carine che le venivano in mente.
"Sei bellissimo, amico corvo!" Disse la volpe ad alta voce, in modo che tutti gli animali presenti potessero sentire i suoi complimenti: "Ho visto tanti uccelli nella mia vita, ma nessuno era bello come te. Hai notato come brillano le tue piume alla luce del sole? Dovresti venire a trovarci più spesso, così noi tutti potremmo ammirarti."
Il corvo ascoltava con molta attenzione e si compiaceva delle lusinghe che la volpe gli rivolgeva. "Caspita", disse tra sé: "Nessuno mi aveva mai detto cose così carine. Questa volpe è davvero gentile."
La volpe, intanto, continuava con le sue adulazioni. "Poc'anzi ti ho visto volare e sono sicura che nessuno può eguagliarti in eleganza quando volteggi nel cielo. Persino le aquile ti invidiano."
Il corvo non avrebbe potuto sentirsi più compiaciuto. Amava sentire tutti quei complimenti che stava ricevendo. Sugli alberi circostanti c'erano appollaiati altri corvi che osservavano la scena e iniziarono a gracchiare coprendo i canti dei piccoli uccelli vicini. La volpe capì che quella era un'occasione d'oro.
"È un piacere sentire il canto dei tuoi amici corvi!" disse la furbetta: "Le loro voci sono gradevoli e potenti! Peccato che tu non sappia cantare come loro."
Il corvo si sentì punto nel vivo. Moriva dalla voglia di dimostrare alla volpe che anche lui aveva una bella voce.
La volpe, fingendosi delusa, continuò la sua "sviolinata": "Ciò che mi fa rabbia è che, nonostante tu abbia una tale grazia, non sappia deliziarci con una bella canzone."
Il corvo non ne poté più. Istintivamente, aprì il becco e, stiracchiandosi come fanno gli usignoli, iniziò a gracchiare più forte che poteva. Inavvertitamente, lasciò cadere il pezzo di carne, che finì dritto in bocca alla volpe. Quando si rese conto del suo errore, era troppo tardi. La volpe divorò il suo cibo e tutti gli altri corvi risero di lui.
Soddisfatta, la volpe gli disse: "Mio caro amico corvo, sei presuntuoso ma poco intelligente. La prossima volta, non dare ascolto a chi, come me, ti dice ciò che vuoi sentirti dire." Dopodiché si allontanò, lasciando il corvo rosso per l'imbarazzo.
Qual è la morale di questa favola?
Nella vita, dobbiamo riguardarci da quelle persone che ci dicono un mucchio di cose carine senza motivo, perché molto probabilmente il loro vero scopo è quello ingannarci e ottenere qualcosa da noi.A differenza della critica costruttiva o della verità, le lodi esagerate possono mascherare ipocrisia o secondi fini. Il buon senso suggerisce cautela verso chi ci adula in modo eccessivo, ipotizzando che la motivazione sia solitamente la manipolazione o l'inganno, se non la truffa, piuttosto che una sincera ammirazione.


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