Maestro: Nel momento in cui scompare un artista (sia esso regista, attore, musicista, pittore, ecc.), sebbene in vita non abbia ricevuto consensi, ecco che si parla di lui come un grande "Maestro". Chissà perché scatta questo esecrabile meccanismo per cui spesso il valore di una persona viene riconosciuto solo quando la stessa non può più gioire del successo in vita, trasformando la critica in celebrazione. E questo mi fa davvero rabbia.
Proattivo: Credo sia uno degli esempi più lampanti di gergo utilizzato nelle aziende per nascondere il fatto che non esiste un vero piano d'azione. Che significato ha, dire "dobbiamo essere proattivi"? Non dà istruzioni precise né propone idee o progetti. Forse si chiede di fare il lavoro di un altro? Portarsi avanti con i compiti? È questa sua mancanza di specificità che me lo rende irritante.
Resilienza: La parola "resilienza" viene usata così tanto e così male che ha perso il suo significato originale, diventando la scusa perfetta per non fornire soluzioni. Un esempio palese è quando si verificano tragedie o ingiustizie. È come se si volesse ignorare il diritto di sentirsi male o di chiedere aiuto, e che l'incitamento alla resilienza volesse significare "soffri in silenzio senza lamentarti", oppure "sopporta il fatto di essere sfruttato".
Non posso: Il più grande ostacolo tra noi e gli obiettivi raggiungibili è il pensiero "auto sabotante", creato come scusa per coprire la paura di non riuscire. "Non posso" è una di quelle frasi limitanti che creano una realtà in cui le difficoltà diventano insormontabili. Espressioni come "non posso farcela" o "non sono capace" si usano come alibi per non rischiare o per evitare di mettersi in gioco, nascondendosi dietro a false inabilità.
E tu cosa ne pensi? Anche per te esistono parole e frasi che risultano fastidiose, irritanti o addirittura dolorose, magari perché sminuiscono le emozioni o denotano una mancanza di empatia? Raccontalo nei commenti.

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