Termini di uso corrente che non sopporto

Coprirsi le orecchie per non sentire fastidiose frasi comuni
Ci sono dei termini di uso corrente, vocaboli ed espressioni abitualmente utilizzati nella comunicazione quotidiana, che proprio non sopporto. In questo post ne citerò solo cinque tra quelli che secondo me sono tra i vocaboli comuni più insopportabili, oltre ad alcune espressioni frequenti nei vari contesti sociali, che non riesco a digerire.

Sostenibilità ambientale: Ci sono persone si sciacquano la bocca richiamando al rispetto della sostenibilità ambientale. Ora, chiedere di gestire le risorse naturali in modo da soddisfare i bisogni attuali senza compromettere le possibilità delle generazioni future, è sacrosanto, ma mi fa infuriare il fatto che ogni volta che entro in un negozio o un supermercato, mi accorgo che tra carta, sacchetti, confezioni e plastiche varie, si getta (nell'ambiente) un terzo di quello che si acquista.

Maestro: Nel momento in cui scompare un artista (sia esso regista, attore, musicista, pittore, ecc.), sebbene in vita non abbia ricevuto consensi, ecco che si parla di lui come un grande "Maestro". Chissà perché scatta questo esecrabile meccanismo per cui spesso il valore di una persona viene riconosciuto solo quando la stessa non può più gioire del successo in vita, trasformando la critica in celebrazione. E questo mi fa davvero rabbia.

Proattivo: Credo sia uno degli esempi più lampanti di gergo utilizzato nelle aziende per nascondere il fatto che non esiste un vero piano d'azione. Che significato ha, dire "dobbiamo essere proattivi"? Non dà istruzioni precise né propone idee o progetti. Forse si chiede di fare il lavoro di un altro? Portarsi avanti con i compiti? È questa sua mancanza di specificità che me lo rende irritante.

Resilienza: La parola "resilienza" viene usata così tanto e così male che ha perso il suo significato originale, diventando la scusa perfetta per non fornire soluzioni. Un esempio palese è quando si verificano tragedie o ingiustizie. È come se si volesse ignorare il diritto di sentirsi male o di chiedere aiuto, e che l'incitamento alla resilienza volesse significare "soffri in silenzio senza lamentarti", oppure "sopporta il fatto di essere sfruttato".

Non posso: Il più grande ostacolo tra noi e gli obiettivi raggiungibili è il pensiero "auto sabotante", creato come scusa per coprire la paura di non riuscire. "Non posso" è una di quelle frasi limitanti che creano una realtà in cui le difficoltà diventano insormontabili. Espressioni come "non posso farcela" o "non sono capace" si usano come alibi per non rischiare o per evitare di mettersi in gioco, nascondendosi dietro a false inabilità.

E tu cosa ne pensi? Anche per te esistono parole e frasi che risultano fastidiose, irritanti o addirittura dolorose, magari perché sminuiscono le emozioni o denotano una mancanza di empatia? Raccontalo nei commenti.

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