Parole e frasi che improvvisamente compaiono ovunque: in ufficio, sui social, nei video motivazionali, nelle pubblicità.
All'inizio sembrano espressioni innocue. Poi iniziano a perseguitarti.
Sono le tipiche frasi che si insinuano nella mente, magari dette con leggerezza, ma che poi scatenano dubbi, paranoie o ripensamenti continui. Ne esistono di diverse categorie, a partire dalle classiche "mine vaganti" relazionali fino a dei veri tormenti quotidiani. Dopo aver illustrato quali sono i "Termini di uso corrente che non sopporto", il primo dei "tormentoni moderni" che mi fa davvero venire l'orticaria è "Esci dalla tua comfort zone". Perché dovrei uscire dalla mia comfort zone? Per crescere? In questo caso il disagio lo si spaccia per crescita personale. A questo proposito, vedo che le mie piante sul balcone sono cresciute benissimo anche senza cambiare vaso. Magari, uno vuole solo stare tranquillo a casa sua senza trasformarsi in un esploratore himalayano. Se qualcuno mi dicesse: "Esci dalla tua comfort zone", io risponderei: "No, grazie, l'ho fatto la settimana scorsa ed è stato terribile. Preferisco restare comodo sul mio divano". Poi c'è questa: "Bisogna essere resilienti". Una frase onnipresente soprattutto nei video mirati a migliorare l'autostima e spronare a superare gli ostacoli. A parte il fatto che mi sembra assurdo paragonare un essere umano a un pezzo di metallo o a una molla di acciaio temperato, secondo me è solo un eufemismo per dire che devi fare il lavoro di tre persone senza lamentarti. Insomma, basta con questa resilienza. Io voglio avere il diritto di non adattarmi a un mondo che va a rotoli e, possibilmente, di lamentarmene pure. Oggi non mi va di essere resiliente. Oggi sono un cristallo: se mi toccate potrei anche rompermi, perciò maneggiatemi con cura. Un'altra situazione che mi provoca una forte irritazione è quando sento dire: "Questa esperienza mi ha triggerato". Triggerare è uno di quei neologismi importati dall'inglese che oggi si usano per qualsiasi fastidio emotivo, dal trauma esistenziale fino al commento sotto un post. Ora, a parte che, in quanto appassionato astrologo posso scommettere sul fatto che la colpa è sempre di Saturno retrogrado, ai miei tempi si chiamava "rosicare". Forse suona meno professionale, ma rende bene l'idea. L'ennesima frase abusata da molti è: "Fare networking". Fare networking significa costruire relazioni autentiche per scambiarsi informazioni, ma è diventata una formula stantia e spesso associata al "parlare con persone che non ti interessano fingendo entusiasmo". Per dirla in breve, il networking è quell'arte meravigliosa di fingersi estremamente affascinati da sconosciuti che, molto probabilmente, stanno cercando di usarti esattamente quanto tu stai cercando di usare loro. Infine, c'è questa parola: "mindset", ormai la infilano dappertutto, come il prezzemolo. Il mindset (traducibile in italiano come "mentalità" o "forma mentis"), è una specie di "passe-partout" linguistico del nostro tempo. Un'etichetta magica che trasforma qualsiasi banalità in una perla di saggezza. È l'equivalente moderno di dire "impegnati di più", ma suona molto più chic e americano. Se il tuo cane abbaia, è un problema di mindset canino. Se il caffè è freddo, è colpa del mindset del barista. In poche parole, il concetto serve a spostare l'attenzione dai problemi reali alla tua testa. Se fallisci, è perché non hai abbastanza mindset. Per concludere: Probabilmente, dopo aver scritto questo articolo, qualcuno mi dirà che devo sviluppare un mindset più resiliente e uscire dalla mia comfort zone facendo networking, senza triggerare nessuno. C'è un neologismo in particolare che ti sta facendo impazzire ultimamente? Scrivilo nei commenti.

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