La raccolta di favole più antica del mondo

Mensola con i cinque volumi illustrati della raccolta Pañcatantra

Non ho idea di quale sia stata la prima favola che mi hanno raccontato, né quale sia la prima che ho letto da piccolo. Non lo ricordo per niente, ma, in ogni caso, non credo faccia parte del Pañcatantra, una selezione di racconti indiani in prosa e versi, considerata la raccolta di favole più antica del mondo (nonché il mio primato letterario di oggi).

Scritto in sanscrito da Vishnu Sharma al fine di educare i tre figli ribelli di un antico e saggio re indiano di nome Amara Shakti, il Pañcatantra si compone di 5 libri che racchiudono circa 80 racconti morali in cui i protagonisti sono soprattutto animali che interagiscono tra loro imitando il comportamento umano.

Il Pañcatantra è diviso in cinque volumi, ognuno incentrato su una specifica massima di vita e di buon governo:

  1. Mitabhedaù: Il Libro degli Amici;
  2. Mitaprapti: Il Libro dei Segreti;
  3. Kakolukiyam: Il Libro delle Guerre;
  4. Labdhapranasa: Il Libro delle Perdite;
  5. Apariksitakarakam: Il Libro delle Scelte.

Una delle storie riportate nel Pañcatantra ha come protagonisti un leone e una volpe. Con questa favola l'autore ci mostra come l'intelligenza riesce a trionfare sulla forza:

illustrazione associata alla favola del leone e il suo riflesso

C'era un leone che si divertiva a divorare continuamente qualunque animale gli capitasse a tiro. Una sera gli animali si unirono e inviarono al leone un loro rappresentante.

"Signore", gli disse: "Perché state mangiando tutti gli animali in questo modo? Abbiamo deciso che vi manderemo uno di noi da mangiare tutti i giorni".

Da quel momento in poi, il leone poté divorare giornalmente uno degli animali. A un certo punto una vecchia volpe, a cui toccava fare da pasto al leone, disse tra sé: "Visto che devo essere mangiata, a che mi serve mostrarmi sottomessa al leone? Andrò da lui molto lentamente; tanto, non potrà certo costarmi più della mia stessa vita!"

La volpe si incamminò con passo lento, fermandosi qua e là lungo la strada per masticare delle gustose radici. Quando finalmente giunse davanti al leone, che era affamato, questi, appena la vide, con rabbia, disse: "Come mai sei così in ritardo?"

"Non è colpa mia", rispose la volpe: "Sono stata fermata lungo la strada e trattenuta con la forza da un altro leone, al quale ho giurato di tornare, ma sono qui per raccontare tutto a Vostra Maestà."

"Portami subito da quel mascalzone che ignora il mio potere", disse furiosamente il leone.

La volpe condusse il leone sull'orlo di un pozzo profondo e, mostrandogli la sua immagine riflessa nell'acqua in fondo all'abisso, gli disse: "Ecco, guardate, l'insolente è in fondo alla sua tana."

Il leone, gonfio d'orgoglio, non riuscì a controllare la sua rabbia. Volendo punire il suo rivale, precipitò nel pozzo, dove non poté più uscire.

Un'altra parabola contenuta all'interno del Pañcatantra vede come protagonisti un astuto sciacallo e un coccodrillo feroce. In questo caso, la narrazione illustra i vantaggi di essere nel proprio elemento, mentre allontanarsene può essere letale.

Scena in cui lo sciacallo accende il fuoco che arrostisce il coccodrillo

C'era una volta uno sciacallo affamato che camminava lungo le rive di un fiume in cerca di qualcosa da mangiare. Ma nel fiume viveva un enorme coccodrillo, anch'egli affamato, nascosto tra il fango e le canne, spiava lo sciacallo, aspettando che facesse una mossa falsa per poterlo mangiare.

Accortosi delle intenzioni del coccodrillo, lo sciacallo decise di andare a cercare cibo da un'altra parte, lontano dal fiume, dove non sarebbe stato minacciato dal rettile. Ma il coccodrillo, affamato e furioso per aver visto una preda così gustosa sfuggirgli di mano, decise di lasciare il fiume e andare alla ricerca della tana dello sciacallo per vendicarsi.

Quella fu la sua rovina, poiché, quando l'astuto sciacallo scoprì che il coccodrillo lo stava aspettando all'interno della sua tana, accese un grande falò all'ingresso, finché il coccodrillo non fu ridotto a un mucchio di cenere.

Siamo arrivati alla fine. Se ti sono piaciute queste storie o se hai un aneddoto da raccontare, lasciami un commento qui sotto: ti risponderò con molto piacere!

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