Il falco che non gli andava di volare

due falchi, uno vola e l'altro no

Questo breve racconto del re e i due falchi avuti in dono è tratto da una celebre parabola motivazionale che, utilizzando immagini di vita quotidiana, trasmette un insegnamento di crescita personale. In questo particolare caso, simboleggia il superamento della propria "tana sicura" e la paura del cambiamento.

Un giorno un re ricevette in dono due piccoli falchi. Gli uccelli erano splendidi, con piume che cambiavano colore a seconda della luce del sole. Poiché il sovrano non aveva molta dimestichezza con i pennuti, li affidò a un falconiere affinché li addestrasse. Non volendo privare ai falchi di volare liberi nel cielo, il falconiere costruì poe loro una grande voliera aperta.

Dopo alcuni mesi, l'uomo tornò dal re per portargli una buona notizia e una cattiva. La buona novella era che uno dei falchi si comportava perfettamente, volteggiando in aria e stridendo suoni acuti, penetranti, taglienti e ripetuti. Quella cattiva, invece, era che l'altro falco non si era mai mosso dal ramo dove lo aveva messo sin dal giorno del suo arrivo, costringendolo a portargli il cibo sul posto per non farlo morire di fame.

Non sapendo cosa fare, il re fece convocare guaritori e sciamani, maghi e saggi da tutto il mondo per esaminare il falco, ma nessuno di essi riuscì a fargli muovere le ali. Affidò quindi il compito ad aristocratici, funzionari e servitori che vivevano o frequentavano abitualmente il castello, ma non cambiò nulla.

Preso dallo sconforto, "Sua Maestà" guardò fuori dalla finestra e, vedendo che l'uccello era ancora immobile sul suo ramo, annunciò al suo popolo che avrebbe offerto una lauta ricompensa a chiunque fosse riuscito a far volare il falco.

La mattina seguente il re vide entrambi i falchi volare liberi e agili attraverso i giardini del palazzo. Estasiato da quel gioioso scenario, il sovrano si rivolse alla sua corte e ordinò: "Portatemi colui che ha compiuto questo miracolo."

Le guardie reali si misero subito sulle sue tracce. Percorsero tutte le campagne del reame finché non rintracciarono il contadino che era stato capace di far volare il falco, quindi, lo condussero al palazzo davanti al sovrano.

Il re gli chiese: "Sei stato tu a far volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago?"

Con una certa timidezza, il contadino rispose: "No, Sire, la magia non c'entra, ho semplicemente tagliato il ramo su cui il falco se ne stava comodamente appollaiato. Mentre cadeva si è reso conto di avere le ali ed è volato via."

Secondo voi qual è l'emozione dominante di questa storia?

Io credo che il sentimento cardine di questo racconto sia la concretezza accompagnata da un forte senso di fiducia e sollievo. Un'emozione scaturita dall'approccio pratico e diretto ai problemi. Mentre esperti e guaritori cercavano soluzioni complesse, il contadino ha applicato un metodo semplice ma efficace. Questo ci ricorda che a volte le risposte più semplici sono le più efficienti e dirette.

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